LETTERA DI BARTOLOMEO CEVA GRIMALDI DUCA DI TELESE   AD UN AMICO

 

Vienna  10-12-1701    

      Amico stimatissimo, ricambio la vostra del 19 novembre da Napoli con le distinte notizie della vile e tirannica condotta del duca di Medinacoeli e delle sue rabbiose dimostrazioni espresse nello altrettanto ingiusto quanto sciocco decreto, di cui vi siete compiaciuto mandarmene copia.E benché a questo sia stato ottimamente risposto in forma di manifesto dal duca della Castelluccia, con tutto ciò non voglio mancare di spiegarvi anche io in questa lettera i miei sentimenti e quelli degli amici  miei, acciocchè con farli noti a questa fedelissima città e regno,possano conoscere meglio la giustizia della nostra causa ,la tirannia del passato e presente governo,il giusto timore del peggio e sperare dalla clementissima protezione di Cesare un presto e valido soccorso.

Egli è vero che mi sarà necessario il replicare in parte le medesime raggioni toccate nel sopraddetto manifesto perché la verità è una e indivisibile , ma non è mai soverchio il ridire ciò che non solamente concorre alla giustificazione di tanti onorati rari e valorosi amici, ma riguarda ancora la pubblica salute di tutto il regno.

Dico dunque , e lo ridico ben mille volte,che mente chiunque vile,ignorante et infame ardisce d’attribuirne il titolo di felloni,dovuto giustamente  non a noi ma bensì a quei medesimi,dai quali ci viene ingiustamente imputato .Fuorchè  questi soli,ogn’altro sa che la ribellione consiste nell’andare contro la dominazione del signor legittimo dato da Dio e dalle leggi; ma tale non è mai stato né mai deve essere il duca d’ Angiò nel regno di Napoli. Egli sin’ora non ha ricevuta l’investitura del Sommo Pontefice,senza la quale non può cotesto regno che è feudo della Chiesa passare da una linea all’altra,nonché dall’una all’altra casa  e che mai non s’è dato con felice sociesso,senza l’inclinazione dei Popoli.  Non se gli è giurato l’omaggio e fedeltà ne da Baroni ne da gli altri ordini de regno , come falsamente s ‘asserisce in questo decreto , anzi nemmeno si sono convocate le piazze avendo ben preveduto il duca di Medinacoeli che sarebbe stato impossibile ottenerne il consenso , il che ben dimostra che non solo il dominio del duca d’Angiò non è stato positivamente accettato ma più tosto se non aperte almeno tacitamente rifiutato da’ napoletani e solo tollerato per forza sino a tempi migliori . E questa sforzata tolleranza di pochi mesi dovrà essere bastante a produrre nella casa e nella persona del duca d’Angiò un diritto che non ha mai avuto ed a far passare per ribellione la nostra onorata , e gloriosa ,benché non fortunata impresa del 23 settembre.

Era ben noto a noi com’era noto a tutto il mondo l’invalidità o per meglio dire la supposizione dell’ultimo testamento fatto da pochi ministri venali e attribuito a Carlo II ultimo re di Spagna.Avevamo anche saputo la sua vera intenzione uniforme a quella di Filippo III e IV suoi gloriosi predecessori a favore dell’ augustissima casa dell’Imperatore specialmente del serenissimo arciduca Carlo ne poteva ignorarlo il medesimo duca di Medinacoeli  al quale come a tutti , vicerè e governatori dei regni della monarchia di Spagna fu ordinato espressamente con lettera di pugno proprio da quel buon re , che ubbidissero come ai suoi , agli ordini dell’ augusto Imperatore suo zio nel cui potere si conservano tuttavia le loro risposte originali.                                                           

Taccio le pubbliche rinuncie della casa di Francia sopra tutti e qualunque regno della monarchia di Spagna,giurate e confermate solennemente nei trattati di pace. Taccio ancora le tante altre raggioni che rendono indispensabile all’augustissima casa d’Austria l’eredità di quella monarchia , perché non sono materia di una lettera , ma anche perché sono pienamente espresse in diverse sentenze le quali già suppongo pervenute alla vostra notizia.

Non è stato dunque un vano desiderio di novità , come bugiardamente asseriscono il duca di Medinacoeli e li suoi vili adulatori ma il zelo della giustizia è il principal fine che ci ha mossi a supplicare umilmente la maestà dell’Imperatore , che ne concedesse per legittimo re il serenissimo Arciduca. A così degno motivo che deve essere quello d’ogni persona d’onore , se ne sono aggiunti molti altri non meno lodevoli e gloriosi,cioè l’ haver in Napoli un proprio re , nel quale concorrono le più eccellenti e sovrane qualità , che siano come mai accumulate dalla natura e dall’educazione in un principe e di liberare il regno   dalla non meno ignominiosa che miserabil condizione di provincia di rischiarare in esso con la conservazione ,et aumento dei suoi privileggi l’antica anzi maggior gloria e felicità; finalmente d’evitar con la doppia e insieme insopportabile dominazione delli Spagnoli e dei Francesi l’imminenti miserie assai più gravi dello passato . Poiché se per l’addietro era gran vergogna di un regno così florido e così potente d’esser signoreggiato da una nazione straniera ancorchè dominante, qual era la spagnola, ora che questa è diventata miserabile serva della francese , e che deposto l’antico sopracciglio riceve da quella umilmente le sue leggi questa maggior ignominia sarebbe il vedersi tolta la libertà da chi non ha saputo conservare la propria,essere schiavi degli altri schiavi. Ma per discendere in particolare  quali danni non abbiamo sofferti in due secoli ? Conoscendo gli Spagnoli non poter assoggettare il regno di Napoli con la forza , hanno procurato con altre arti quanto più nascoste , tanto più inique di renderlo insensibilmente incapace di scuotere il giogo , e riconoscere se stesso , il che felicemente è lor riuscito col dividere il popolo dalla nobiltà , col far lo stesso tra popolo e popolo tra nobile e nobile col introdurre titoli nuovi per avvilire i vecchi , ed ingrandire i traditori della patria,per mostrare agli altri il pernicioso esempio di far lo stesso , col fomentare sotto figura di libertà l’ugguaglianza , coll’abbassare i potenti , impedire il commercio ,dissennare il popolo , impoverire tutti . Avrebbero voluto far da vantaggio , ma il timore che la disperazione non avesse costretti i napoletani a chiamare in aiuto i francesi , come se ne vede nel disegno del popolo nel 1674 gli ha raffrenati .Ma ora con questa fatale unione questo eccesso si deve temere dalla crudeltà spagnola sostenuta dalla potenza francese ? Se prima i ministri spagnoli s’abbusavano così insolentemente del loro genio tirannico quando havevano tuttavia il freno della potenza della Francia che farebbero senza questa opposizione ? Se nei tempi passati non bastavano le ricchezze ed i magistrati del regno a saziar la avarizia e l’ ambizione de spagnoli , che sarebbe quando avessero dovuto contentare anche quella dei francesi ? Come sarebbero stati sicuri i baroni del possesso de loro feudi e il popolo dei suoi privileggi ? Chi avrebbe potuto impedire nel regno il testatico e l’imposizione di quelle contribuzioni straordinarie che già si incominciano a praticare nella Fiandra , in Milano e nella Spagna ? E finalmente come haverebbe potuto il regno evitar l’ultima sua ruina e desolazione ?

All’incontrario l’augustissimo e pio imperatore Leopoldo n’haveva assicurato con suo cesareo diploma che sotto il felicissimo dominio del Serenissimo Arciduca le cariche del regno si sarebbero date ai soli nazionali e si sarebbero augumentati i privileggi , tolte molte gabelle , permessa a tutti la libertà del commercio e con l’erezione d’un senato si sarebbe in tutti gli altri tribunali provveduto ad una pronta e esattissima amministrazione della giustizia per renderla inviolabile dalla passione e dalla prepotenza .

Questi sono stati li veri motivi che ci hanno indotti a così giusta et onorata risoluzione per pubblico bene della patria , a cui per tutte le leggi è obbligato ogni buon cittadino . E benché per mandarla ad effetto , havessimo potuto aspettare l’assistenza delle vittoriose armi di Cesare , ad ogni modo  conoscendo gli incommodi che sarebbero inevitabilmente risultati da truppe straniere ad un regno avvezzo ad una lunga pace , procurammo da noi soli di discacciare gli spagnoli da Napoli , anche col pericolo delle proprie vite , ma un fatale e inaspettato accidente , havendo sconvolto l’ordine già stabilito , ci tolse la gloria d’adempir per allora li voti del pubblico desiderio .

Sono però tutte buggie l’asserzioni che io ho veduto nel sopraddetto decreto cioè che havessimo deliberato la morte del duca di Medinaceli . Voglio concedere ch’egli ne fondi le congetture sopra la coscienza di ciò che hanno meritato le sue tirannie co’ napoletani , ma le rende molto fallaci l’innata clemenza e pietà della augustissima casa d’Austria , havendosi dato ordini tali che possono servire d’eterna confusione ai suoi nemici , e fanno conoscere con quanta raggione tutte le sue imprese vengono benedette da Dio.

Ma poiché trovo sufficientemente toccate nel manifesto del duca della Castelluccia , stimo soverchio il replicarne il tenore . Vorrei bensì che i ministri che hanno firmato il sopraddetto decreto , mi dicessero in qual vocabolario della legge han trovato che al duca di Medinacoeli si convenga il nome di nostro principe non dovuto che alla sola maestà dei regnanti ? Quando anche fosse un ministro d’un legittimo re , non conviene al rappresentante il titolo dovuto al solo rappresentato , e dovrà usurparselo quando non è che un ministro d’un intruso e di un usurpatore ? Non posso altro persuadermi se non che ciò sia un miserabil sfogo della sua ambizione , essendo ben noto alla città di Napoli li tentativi ch’egli fece col mezzo di Serafino Biscardi et altri che qui non lice nominare  nella penultima infermità di Carlo II    per indurre quella nobiltà ad accettarlo per suo re, ma no havendo incontrato alcuna favorevole disposizione , si è vendicato del magnanimo rifiuto , con li sforzi che ha fatti per renderci sempre miserabili sotto la tirannia dei Spagnoli. A lui dunque si deve il titolo di ribelle che ha cercato di usurpare quel regno , non a quelli che si sono sforzati di renderlo al suo legittimo Signore e ciò basti in risposta delle tante sciocchezze , buggie e falzità che si contengono in quell’ingiusto decreto , invalido in tutte le circostanze , come formato da chi ha veruna legittima autorità , contro chi non ha nessuna colpa. Hora trovandomi in questa imperial corte sarei in obbligo di dirvi almeno succintamente ciò che l’esperienza ha portato di mostrarmi della somma clemenza naturale a tutti i principi della augustissima casa , ma credetemi amico , che la materia è superiore ad ogni esposizione , e che al riscontro de gli occhi sono riuscite assai inferiori l’istesse iperbole della fama.Dovrei anche dirvi in particolare qualche cosa delle sovrane e adorabili qualità del serenissimo arciduca ma giuro in tutta sincerità , che quanto potrei dire sarebbe sempre minore del vero , non saprebbe l’istessa immaginazione figurarsi un principe così eccellente e perfetto in tutte le sue parti. O che gran bene è riservato alla città e regno di Napoli ! Dobbiamo sperare che il cielo mosso a compassione dalle tante calamità che habbiamo sofferto sotto il tirannico giogo de’ Spagnoli voglia compensarne con una centuplicata felicità.

Amico mio non è lontano il tempo di queste fortunate vicende , torneremo ben presto in regno assistiti da forze tali che possa ogniuno dichiararsi senza pericolo e vincere senza contrasto ; cercate intanto di far sapere a tutti coloro che sono dell’austriaco partito che procurino nuovi aderenti , con la riflessione che chi vuol essere gradito e rimunerato , deve dichiararsi prima che sia astretto dalla forza. Adoperate la vostra efficacia , acciocchè ciascuno secondo il suo potere concorra ad una impresa tanto giusta , nella quale s’incontra non meno il servigio di Dio che la gloria particolare e la salute pubblica e si dichiara sino alle ceneri vostro buon servitore ed amico Il Duca di Telese.