LE  ORIGINI

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 Gli storici fanno discendere i Ceva Grimaldi da gli Aleramici, celeberrima famiglia marchionale di origine franco salica, da cui vennero molti rami stabilitisi in Piemonte e in Liguria.

L’origine di Aleramo è avvolta nella leggenda: Secondo alcuni discende da Guglielmo conte di Aquisgrana, della casa reale di Sassonia; secondo altri da Guglielmo, principe italiano, figlio di Anscario, marchese di Ivrea.

È incerto anche se la Adelaide da lui sposata fosse figlia di Ottone 1 o 11.

In realtà le carte e i diplomi regi e imperiali ci permettono solo di stabilire che il 25 luglio 933 e il 6 febbraio 940 i re Ugo e Lotario a Pavia investirono Aleramo prima della corte di Auriola e dipendenze nel comitato vercellese, poi di altra corte in quel di Aqui e che solo dopo il 950, cioè dopo l’avvento al trono di Berengario 11, di cui sposò la figlia Gerberga, Aleramo ebbe la dignità marchionale.

Ottone 1 con diploma del 25 marzo 957 gli confermò la dignità marchionale e il possesso dei comitati relativi: Monferrato, Aqui e Savona.

Aleramo morì prima del 991 e la sua marca fu divisa in due parti: quella del Monferrato ad Oddone e quella di Savona o del Vasto cui Ceva spettava ad Anselmo (Enciclopedia Italiana Treccani, vol. 11, voce Aleramici).

Da Anselmo, oltre ad altri figli, nacque Teti il quale, secondo quanto sostenuto da Monsignore della Chiesa, vescovo di Saluzzo, nell’opera “Corona reale di Savoia” par. 2 fol. 303, 304, sposò la figlia del conte di Ventimiglia.

Bonifacio, figlio di Teti, sposò Adelaide, figlia di Pietro, marchese d’Italia. Ancora vivo nel 1130 possedeva un vasto dominio: Ceva, la valle del Tanaro, molti castelli di qua e di là degli Appennini verso il mare, pervenutigli in parte dal padre e in parte dalla madre.

Anselmo ereditò dal padre Bonifacio la signoria di Clavesana e di Ceva. Ebbe due figli: Bonifacio a cui lasciò Clavesana e Guglielmo Anselmo a cui lasciò Ceva, come si vede sottoscritto in una donazione che egli fece nel 1188 alla Cerosa di Casotto, posta sotto i monti di Garesio.

“Ego Anselmus de Ceva filius quondam Anselmi Marchionis” (Monsignor della Chiesa, opera citata, fol. 306).

Fu il primo ad usare per arma un campo con tre fasce d’oro e tre fasce nere, insegne degli antichi duchi di Sassonia, da cui discendeva Aleramo.

Ebbe due mogli: della prima si ignora il nome, con la seconda, appartenente alla famiglia Venta di Genova, procreò nove figli tra i quali Guglielmo genitore di Giorgio I vivente nel 1265.

A Giorgio successe Giorgio detto Nano che, entrato in scontro con i marchesi di Clavesana e di Saluzzo per il possesso di alcuni feudi, si rimise alle decisioni di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, il quale ordinò al Siniscalco della provincia del Piemonte di avocare a sé i feudi controversi fino al suo arrivo.

Ciò appare dall’ordine del suddetto re al suo siniscalco registrato nell’Archivio generale angioino (lett. Afol. 6 a tergo del 21 giugno 1306 e lett. B fol. 171 e 178 a tergo del 1307).

Nano alla fine vendette agli Astigiani con il consenso dei figli Giorgio e Guglielmo i suoi beni ricevendone in cambio centomilalire astigiane (Cadex Astensis, 111 doc. 674).

A loro volta i rappresentanti del Comune investirono Nano, i figli e i loro eredi delle terre acquistate a condizione che essi non le subinfeudassero senza autorizzazione e si impegnassero a difenderle da eventuali assalti e a non alienarle senza l’autorizzazione di Nano e dei suoi eredi (Dizionario biografico degli autori, pgg. 314, 315).

Giorgio, figlio di Nano, fu luogotenente generale in Alba per conto di Filippo di Savoia, principe di Acaia e capitano generale dei Guelfi astigiani. Suoi figli furono Oddo e Oddone, Leonora e Beatrice che sposarono Bernardino e Ostasio Polenta signori di Ravenna.

Oddo, secondo quanto dice Monsignor della Chiesa (op. cit. part. 2 fol. 210), fu al servizio del conte Amedeo di Savoia detto il Verde nelle guerre coi Visconti di Milano. Fu padre di più maschi tra i quali Guglielmo e Gherardo o Gerardo, rispettivamente primogenito e secondogenito.

Guglielmo ottenne dalla regina Margherita moglie di Carlo 111 di Napoli, come risulta da un Diploma del 26 luglio 1384 nello Archivio Generale fol. 66 tra gli atti della regina Margherita, una pensione annua di 2.000 fiorini, concessione rarissima, per sé, i suoi eredi e successori, soldi che dovevano essere presi dai beni dei ribelli delle province di Provenza e Forqualquerio, contro i quali Guglielmo aveva combattuto con grande valore. Nello stesso Anno venne nominato Capitano generale delle due province citate (Diploma Archivio anno 1384 fol. 90).

Gerardo secondogenito dei marchesi di Ceva, si trasferì a Genova dove fu ascritto a nobiltà diventando così Anziano di Genova. La sua presenza a Genova è testimoniata da un atto del 9 gennaio 1389 stipulato dal notaio Cristoforo Pineto, con il quale Gerardo da una parte e i fratelli Lazzarino e Carlo del Carretto dall’altra ponevano fine alle loro controversie con la mediazione dei nobili genovesi Leonardo e Domenico Doria. Di questo atto fu fatta copia autentica nel 1588 dai notai Antonio Rocca ed Aurelio Campanella custodi dell’Archivio del Notai di Genova.

Ricoprì la carica di capitano del re di Napoli Ladislao, il quale in un diploma in data 14 giugno 1404 dichiara espressamente che Gerardo discende dalla casa regnante di Sassonia e attribuisce a lui e al figlio Giovanni una pensione annua di 50 once d’oro per i servizi prestati tanto da lui che dai suoi ascendenti.

“Ladislaus … constantis devotionis ac fidei nobilis et magnifici viri Gerardi de Ceva ex marchionibus … Cevae … servitia impensa per nobiles et magnificos viros Guglielmum eius fratrem, Odonem eius genitorem, Georgium eius avum, Nannum marchiones Cevae eius bisavum de vetusta et imperiali progenie ducum Sassoniae … Gerardus … nostri exercitus … capitaneus … Gerardo concedimus vita sua durante ac etiam durante vita nobilis pueris Iohannis de Cevba eius filii, degentis in civitate Januae, uncias quinquaginta auri … Contrarium non fiat poena nostrae indignationis”.

Giovanni viene nominato e indicato come figlio di Gerardo in un pubblico strumento stipulato in Genova nell’anno 1452 dal notaio Giovanni di Recco, atto di cui fanno fede autentica nel 1588 i già citati notai Rocca e Campanella.

Domenico, figlio di Giovanni, come risulta dallo strumento stipulato il 13 gennaio 1477 dal notaio Giovanni di Brignole.

Bartolomeo, figlio di Domenico, come appare dal testamento del detto Bartolomeo del 20 aprile 1515 per notaio Luca de Turri di Genova, fece parte del Gran Consiglio nel 1498 sotto il doge Agostino Adorno e nel 1500 sotto Filippo di Cleves. Sempre nel 1498 come da atto pubblico del 20 settembre, fu inviato come ambasciatore presso Luigi XII re di Francia quando questi scese in Italia, per avere la conferma la conferma dei Capitoli e Privilegi stabiliti. Nel 1517 fu uno degli Anziani sotto il governo di Ottaviano di Campofregoso.