IL  SETTECENTO

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GIUSEPPE MARIA  (10/8/1705 – 3/9/1757)

 

Quarto o quinto marchese di Pietracatella è così presentato dal di Confuorto “D. Giuseppe … che nella sua fresca giovanile età di tutte le più grandi virtù, di cui esser dee fornito un Cavaliere Cristiano fa oggi dì bella pompa, non curando ne cariche, ne onori, ma contento di quei pregi, che per una prosapia sì ragguardevole, ed illustre, quale la abbiamo dimostrata e per que’ costumi pieni di bontà che l’adornano, li son dovuti, vive lontano dall’ambizione e tutto dedito all’opera della pietà Cristiana, che deono esser il fregio di coloro che aspirano allo acquisto d’un regno più pregioso ed immortale nel Cielo”.

Egli sposò “don Angiola dell’antichissima e nobil famiglia Pisanelli dei duchi delle Pesche, Dama d’ogni real virtù adorna, e nelle filosofiche, e politiche scienze degnamente allevata, della quale si può dir con ragione, ch’ella sia per l’elevatezza del suo ingegno, che in mille dotte composizioni si ammira, per la gentilezza dei costumi, per la generosità dell’animo e per tutte quelle parti che la rendono degno obbietto di riverenza, e rispetto, il più bello ornamento del suo sesso, e la gemma più risplendente della nostra gloriosa Partenope” (di Confuorto op. cit. pg. 123).

Il matrimonio fu celebrato nel 1731, come risulta dallo attestato dello arciprete in merito alle solite pubblicazioni (vol. 11 dei matrimoni pg. 6).

Angela Maria nel 1760 trasformò il cortile del palazzo baronale di Montorio in giardino pensile come risulta dalla lapide murata nel suddetto palazzo:

“Angela Maria Pisanelli/Petracatellae djnastae/vetustissime domus/novissima suboles/normanna ex gente/super avito piscarum ducatu/inito/hasce aedes suburbanas/a maioribus excitata/ad splendidiorem antehac/faciem/viridarii fontibus/semitis usquequaquae/iucundissimus/aere ingenti reddidit” C1) DCCLX.

Gli stati d’anime dimostrano che Giuseppe, marchese di Montorio e berone di Bonefro e Montelongo per eredità materna dal 1743, ebbe da Angela i seguenti figli:

-Vincenzo nel 1736, morto a Pietracatella il 1 giugno 1747 e sepolto nella chiesa di San Nicola

-Francesco Maria nel 1737

-Mariano nel 1743.

Firmò una convenzione con l’Università di Macchia Valfortone in data 1 aprile 1729 per atto notaio Pietro Falcone di S. Elia di cui si riportano i dati più salienti:

-Vengono definiti i confini tra il demanio e il territorio feudale detto le Maitine e divisi a metà tutti i territori contesi tra Università e feudatario

-è consentito all’Università “fidare nell’intero suo demanio ogni sorte d’animali forestieri in ogni tempo dell’anno ed appropriare a sé il diritto delle fide”. Il Marchese può pascolarvi i suoi animali come capocittadino di Pietracatella “giusta la convenzione e costumanza tra l’Università di quella terra e questa di Macchia e volendo egli introdurre nei tempi proibiti debbia pagarne la buonatenenza”

-viene riconosciuto al marchese sui territori a lui assegnati il diritto di “esigersi i terraggi dai coloni che vi semineranno alla ragione di ogni dieci uno, ma l’erbaggi restino in beneficio dell’Università”

-vengono valutati in ragione di un carlino a tomolo i 4 tomoli di grano che ogni anno i massari devono dare al marchese

-“restando fermo il jus prohibendi del trappetto, sia esso signor Marchese solamente tenuto a farvi la vita per premervi le olive macinate ed estrarne l’oglio per maggiore utile dei cittadini”

-è rilasciato a beneficio dell’Università “l’adiutorio dal Marchese domandato nel Tribunale della Regia Camera per la monacazione delle sue sorelle suor Maria Diodata e suor Maria Silvana Ceva Grimaldi monache professe nel monastero di San Francesco dell’Osservanza di Napoli”

-in caso di necessità il Marchese è tenuto alla ricostruzione del carcere criminale e “per le carceri delle donne non siano tenuti né li Sindaci né li Governi, ma solo sia tenuto il Camerlengo da eligersi da detto Eccellentissimo Signor Marchese”

-è facoltà dei cittadini “pascolare, aquare, lignare e seminare nel feudo delle Maitine, … restando a beneficio di detto Eccellentissimo Signor Marchese la fida dell’erbaggio e del terraggio”. Nel caso di semina da parte dei coloni di Pietracatella o di S. Elia non è permesso loro allestire i fienili “e i terraggi tutti vadino in beneficio di detto Eccellentissimo Signor Marchese, a riserba di un territorio di tomola sei che sta al luogo detto il Pozzo Sarasco, in cui ab antiquo ha soluto terraggiare essa Università di Macchia”

-l’Università non è tenuta a contribuire alla ricostruzione del Palazzo del Marchese ma “volendosi rifare il molino deve corrisponderli una giornata a fuoco dopo che il molino sarà macinante e la detta giornata se li deve solo per il molino ed una volta l’anno, quando necessita, e non necessitando in un anno, non possano essere astretti i cittadini nell’anno seguente per quella giornata attrassata nell’anno antecedente e che detto Eccellentissimo Signore debbia corrispondere ad ognuno tomola due di pane e cannate quattro di vino”

-l’Università si impegna a pagare al Marchese “tertiatim”sessanta ducati “per il capitale di tremila ducati fondato in tempo del fu principe di Macchia don Andrea Gambacorta sopra detta Università con regio assenso sin dall’anno 1619 poi comprato da detto Signor Marchese per ducati mille … e volendo essa Università affrancare detto Capitale, si contenta detto Signor Marchese retrovenderlo per soli ducati mille … e che questi se li possa pagare anche in cinque paghe, e siccome si diminuirà il capitale suddetto, così debbiano ancora defaticarsi pro rata le terze … ed a questa contemplazione essa Università rilascia a beneficio di esso Signor Marchese la buonatenenza che dovrebbe pagare per i beni che possiede in questa terra di Macchia”

-è consentito al Marchese di farsi il marragone, serto e casa del molino anche in territorio demaniale

-devono essere divise tra le parti le spese per “cautele, assenso regio, scritture ed altre, attinentino al presente accordo e transazione”

-“fidando l’Eccellentissimo Signor Marchese animali forastieri nel suo feudo delle Maitine, non possano passare a pascolare detti animali di sotto l’uomo morto ed altri termini già posti in linea retta da detto uomo morto descritti con la lettera S dalla parte di sopra che significa Signore e V dalla parte di sotto che descrive Università, e fidando l’Università animali forastieri nel suo demanio non possano pascolare di sopra lo espressato termine”

-i Governatori annuali devono essere “forastieri e non vassalli di detto Signor Marchese e in loro assenzo mettersi i luoghitenenti letterati”

-i cittadini di Macchia che creeranno “danno colli loro animali nelle pertinenze di Pietracatella“ saranno giudicati secondo le disposizioni contenute nelle capitolazioni di Macchia mentre non dovranno “pagar pena danneggiando nelli territori che detto Eccellentissimo Signor Marchese possiede dentro li confini circumcirca della detta terra di Macchia”.

Giuseppe Maria morì il 3 settembre 1757.

FRANCESCO MARIA (12/2/1738 – 13/1/1802)

Quinto o sesto Marchese di Pietracatella, nacque il 12 febbraio 1738 e a lui passò la cappella gentilizia del Crocifisso in S. Lorenzo di Napoli.

Il 13 dicembre del 1764 sposò Maria Spinelli dei principi di Cariati.

Francesco Maria, alla morte della madre avvenuta il 25 giugno 1793 ereditò il ducato di Pesche che nel 1749 era così accatastato:

-Tomola 646 e quartucce 7 di territorio feudale con una rendita annuale di 126 ducati e 29 grana

-20 ducati per l’affitto della taverna feudale

-una vigna feudale di 9 quartucce con rendita annuale di 3 carlini

-una vigna e territorio feudale di 11 tomola: rendita annuale 14 ducati e 4 e ½ carlini

-100 ducati e 32 e ½  grana dall’Università per la cessione del Forno, Bagliva, Mastrodattia, Zecca, Portolania, Erbaggi, Spiche e Ghiande

-164 ducati e 39 grana in ragione dei Fiscali

Rendite Burgensatiche

-94 tomola di grano da cittadini diversi pari a 60 ducati e 16 grana

-86 tomola di orzo pari a 30 ducati e 10 grana

-14 carlini e 9 e ½ grana per olive e noci

Pesi

-all’Erario 30 carlini.

Francesco Maria morì il 13 gennaio 1802, lasciando i seguenti figli nati tutti a Napoli e cioè:

-Maria Antonia, nata il 30 maggio 1774 e morta il 24 ottobre 1831, sposò il 20 ottobre 1793 Giuseppe Mirelli, principe di Teora;

-Maria Angela Giuseppa, nata il 26 gennaio 1776, sposò Ferdinando Venturi duca di Minervino;

-Giuseppe, nato il 9 settembre 1777;

-Maria Gaetana, nata il 5 aprile 1781;

-Maria Giulia, nata il 23 ottobre 1782

-Marcello, nato il 25 dicembre 1779 e morto il 17 gennaio 1817, sposò il 27 gennaio 1803 Camilla Maria Correggio, che morì il 9 marzo 1808, da cui ebbe quattro figli:

-Maria Anna nata il 12 gennaio 1804, monaca in S. Francesco di Sales dal 1830 e morta il 26 gennaio 1850;

-Anna Maria nata l’11 febbraio 1805, monaca in S. Francesco di Sales del 1831. Il giorno dell’Ascensione del 1849 fu nominata madre superiora dopo aver ricoperto altre importanti cariche religiose. Riuscì ad ottenere da Donna Maria Emanuele Auriti un edificio in contrada Salute con casa e giardino per la creazione di un altro istituto di religiose che fu inaugurato, alla presenza dell’Arcivescovo il 1 settembre 1851. Morì il 20 settembre dello stesso anno;

-Maria Concetta nata il 26 febbraio 1808, monaca in S. Francesco di Sales dal 1832, stabilì nel Monastero una cappellania perpetua. Fu detta Maria Assunta e scrisse con il fratello Francesco “L’ora santa ossia Intima unione di un’anima appassionata all’orto”. Morì nel 1857;

-Francesco nato il 30 novembre 1806 e morto il 27 luglio 1864.

Maggiordomo e Gentiluomo di Camera nonché direttore della biblioteca privata del re di Napoli, Cavaliere degli ordini gerosolimitano e costantiniano, Commendatore dell’ordine di Francesco 1°, Cavaliere di S. Gregorio Magno e di S. Silvestro, fu nominato con real decreto dell’11febbraio1829 Ufficiale del Real Corpo del Genio e destinato all’ufficio topografico come addetto ai lavori geodetici e topografici della Gran Carta del Regno.

Il 21 maggio 1829 per ordine di S.A.R. il duca di Calabria fu destinato alla stesura delle piante della capitale.

Con decreto del 7 aprile 1835 ottenne la carica di Sottointendente della Città Ducale, dove, notando la gratitudine della popolazione per la visita del re avvenuta nel 1833, fece erigere a sue spese un monumento con la seguente scritta:

QUOD

FERDINANDUS  11  P.F.A.

UTRIUSQUE  SIC.REX

D.  XV  IULII  A. MDCCCXXX 111

VESTINOS  URBAM  DOMUM  HANC

PRAESENTI  NOMINE  ADFLAVERIT

FRANC.  M.  CEVA  GRIMALDI

NE

TANTI  ADVENTUS

MEMORIA  ABOLESCERET

P.A.  MDCCCXXXV

Nello stesso anno, in occasione dell’onomastico della Regina, raccolse offerte per il valore di 200 ducati, con i quali fu assicurata la dote a dieci fanciulle povere.

Nel 1836, durante il colera, intraprese misure per arginare la grave crisi; realizzo opere pubbliche per favorire l’occupazione ed ottenere un allentamento del cordone sanitario per consentire il passaggio delle greggi che ogni anno andavano a svernare a Roma.

Il 10 febbraio 1838 fu trasferito nel distretto di Vallo dove, oltre a sedare una rivolta, promosse la costruzione della strada da Rotino a Vallo e la ricostruzione della città di Veio.

A sue spese provvide alla riedificazione della Chiesae, per frenare il malcostume dilagante, chiese ed ottenne la presenza di Missionari Liguorini.

Anche a S. Severo (14 agosto 1840) e a Piedimonte d’Alife oggi Piedimonte Matase (9 giugno 1846) si distinse per le opere pubbliche e l’accortezza nella gestione del mandato.

Il trasferimento a S. Angelo di Lombardi (17 aprile 1848) suscitò in lui un profondo malcontento tanto che, a seguito delle sue proteste, il 10 giugno fu inviato ad Altamura.

Del suo operato dice: “… Operai vivamente il bene dell’amministrazione in tutti i distretti … Tenni sempre fermo contro i voti ingiusti dei Comuni, e contro tentativi di usurpazione da parte dei grandi posseditori d’industrie, perché la classazione di fida e pascolo non avesse arrecato danno allo esteso numero dei piccoli proprietari. Nell’imposizione di dazi attesi sempre a liberare le industrie agricole da quelle resistenze. Nella scelta del personale amministrativo, posi in luce l’uomo giusto ed onesto e poiché l’uomo giusto ed onesto non sempre si trova tra la classe dei ricchi e meglio potenti di paesi, incontrai talora l’odio e lo sdegno di coloro i quali cercavano in ogni caso farvi da dominatori per aver unicamente il campo libere a ree e prave azioni. Nelle misure pel bene altrui fui piuttosto severo, senza transazione e imparziale” (F. Ceva Grimaldi “Quadro di alcuni servizi resi da F. Ceva Grimaldi con i convenevoli documenti”, Napoli, 1848 pg. 34).

Uomo di cultura scrisse oltre all’opera già citata:

-Memorie storiche della città di Napoli

-La festa della S. Eucarestia. Memorie spettanti la Beata Giuliana cistercense. Napoli, 1858, Tipografia Della Industria

-Italia: articolo storico d’Italia riportato nel Real Dizionario Enciclopedico di Lipsia e ridotto dal tedesco in italiano. Napoli, 1853

-La vera forma della croce di N. S. Gesù Cristo

-Raccolta di orazioni dono a Suor Maria Giuseppa in occasione della sua solenne professione monastica dal di lei padre Francesco. Napoli, 1859

-Per l’infausta morte della arciduchessa Anna Maria di Sassonia. Napoli, 1859

-Avvenimenti nel Comune di Altamura esposti al cadere del 1848

-Elogio della contessa Carolina Montluc

-Memorie storiche delle isole e della badia di Tremiti. Naoli, 1844

-Memorie storiche della vita di S. Cataldo.

Prese in moglie:

1-Raffaella Monforte dei duchi di Laureto morta a Piedimonte il 16 dicembre 1846 dopo aver dato alla luce il 14 dicembre Giuseppina morta nello stesso giorno e Maria Sofia morta il 17. Da lei aveva avuto anche:

-Maria Giuseppa, monaca, nata il 19 dicembre 1838 a S. Severo e morta il 7 luglio 1891

-Camilla nata a S. Severo il 20 gennaio 1841 e morta il 12 marzo 1915

- Natalina nata a S. Severo il 5 maggio 1844 e morta il 10 aprile 1906

2-Maria Lanza dei principi di Trabbia da cui ebbe:

-Marcello nato il 18 novembre 1851 e morto il 7 novembre 1913

-Maria nata l’11 settembre 1853 e morta nel giugno del 1904, sposa Luigi Gambardella

-Raffaella nata il 7 dicembre 1853 e morta il 18 settembre 1857

-Isabella nata il 27 gennaio 1859 e morta l’11 marzo 1916, sposa Michele Blando

-Filippo nato il 18 febbraio 1861

-Riccardo nato il 18 febbraio 1861 e morto il 2 febbraio 1862

-Giuseppe nato il 18 febbraio 1863, sposa Elisabetta Lucci.