IL CINQUECENTO

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Francesco

 

Figlio di Bartolomeo, fu iscritto nel libro d’oro della Repubblica di Genova.

Infatti quando nel 1528 la Repubblica di Genova determinò che tutte le famiglie nobili con meno di sei case aperte per mancanza di individui si aggregassero ad altre famiglie più numerose e ne assumessero il cognome, la famiglia Ceva si unì in “Albergo” alla famiglia Grimaldi, come viene notato da Agostino Franzoni al numero X degli Alberghi (Di Confuorto: “Della famiglia Ceva”, 1730, pg. 97).

Pertanto le armi dei Ceva, tre fasce nere e tre fasce d’oro, che indicavano sovranità ed erano le stesse della famiglia reale di Sassonia, si unirono a quelle dei Grimaldi, scacchi acuti d’argento e vermigli, simbolo di forza e costanza, con in aggiunta, per ordine imperiale, l’aquila nera coronata in campo d’oro, “Ciò per i servizi prestati all’Impero dal celebre Rabello Grimaldi e per le prove di fedeltà e gran valore date dal cav. Di Malta D. Agostino Grimaldo” (De Angelis: “Cenni genealogici delle famiglie Ceva Grimaldi e Mirelli” pg. 126).

Fa fede di tutto ciò la stessa Repubblica che in una scrittura del 15 novembre 1588 attesta:”… Anno … MDXXV111 … familia nobilium de Grimaldis, in qua descripserunt tunc quondam Franciscum de Ceva … Christoforus Grimaldus de Ceva, filius dicti quondam magnifici Francisci, Ioannes Franciscus ac Ioannes Antonius filii dicti Christofori fuerunt … ac sunt sub dicta de Grimaldis, nobili familia descripti in libro nobilitatis huius reipublicae …”

Francesco sposò una dama di casa Giustiniani di Scio da cui ebbe Cristoforo.

 

               CRISTOFORO (+17/12/1591)

Trasferì la famiglia a Napoli nel 1545 e la sua presenza in questa città è confermata da Monsignor della Chiesa che nell’opera citata part. 2 fol. 308 dice “… Ed altri marchesi della stessa casa, essendosi nel regno di Napoli trasportati lasciarono posteri li quali vivono ancora oggidì nobilmente con onoste facoltà e Signorie di Castelli”.

Fu molto stimato dal vicerè duca d’Albache lo inviò col titolo di Tesoriere generale e Provveditore di tutta l’armata contro i Cràfeschi di papa Paolo IV nelle campagne di Roma, Maremma, Lazio e Benevento.

Ascritto tra i patrizi di Capua e Benevento, da giovinetto aveva fatto parte delle Bande nere, squadre condotte da Giovanni dei Medici, detto Giovanni delle bande nere.

Nel 1564 comprò da Giovanni di Capua, conte di Altavilla, per ventimila ducati Pietracatella e l’anno preciso in cui avviene questa vendita risulta dalla sentenza della Commissione feudale in data 11 aprile 1809 nella quale a pg. 85 si legge “… nell’acquisto di Pietracatella fatto da Cristoro Grimaldi nel 1564 …”

Il Bondini nel testo “Abusi nel comune di Pietracatella” Maddaloni 1915 a pg. 21, sostiene che tale vendita avvenne nel 1563 e fu munita di regio assenso il 24 gennaio 1564. Egli riporta quando si legge nel vol. 1 del Repertorio dei quintarnioni delle province di Principato Citra ed Ultra a pg. 10 “Vende Pietracatella con suo Castello, Fortilezze Bosco seu feudo Pescarello, Baglive, Mastrodattia, cognizione di prime e seconde cause civili e criminali; misto et mero imperio etc.”

Riferisce inoltre che Cristoforo venne iscritto nel Cedolario per once 33 per diritti fiscali ed adoxa e che nel 1574 ebbe dalla regia corte la Portolania. Acquistò anche la città di Telese e le terre di Solopaca, Magliano e Santacroce.

Verso il 1580 fondò a Pietracatella il Convento di S. Nicola di Bari con la chiesa omonima e risiedette abitualmente nel castello di Pietracatella di origine normanna.

Sposò Claudia Adorno, figlia di Filippo dei conti di Renda da cui ebbe:

-Giovan Francesco nato il 3 maggio 1559 e morto il 6       ottobre 1618

-Giovan Antonio nato il 26 gennaio 1561 e morto il 13 agosto1616

-Emilia nata nel 1562 muore il 29 luglio 1645; sposa Marcello Carafa il 16 maggio 1581

-Cecilia nata il 26 luglio 1570, sposa il 6 ottobre 1591 Vincenzo Zurlo Capece, indi monaca in S.Potito col nome di M. Francesca

-Silvia nata il 26 luglio 1570, sposa Ascanio di Capua dei conti di      Altavilla

-Giovanna nata il 14 agosto 1574, morta l’1 settembre 1601 sposa il 3 ottobre 1593 Tomaso Carafa.

Il manoscritto di Livio Serra di Gerace (L. Serra di Gerace “Alberi genealogici, vol V pg. 1646), da cui sono tratte tutte le date di cui sopra, non menziona l’anno di morte di Silvia, ma nel testo “Pietracatella” di D. Di Vita, Ed. Morino, Genova 1956, si parla di una sepoltura del 1592 presente nella chiesa di S. Nicola ancora verso il 1700, con una lapide recante la seguente iscrizione: “Silvia marchionibus Cevae Grimaldae cuius vitae compositioonem animi elegantiam puritatem et pietatem adhuc admirantur hic jacet”. Tale lapide fu poi portata nella chiesa di S. Giacomo. Nell’ottobre del 1591 Silvia doveva essere già morta. Infatti in un atto del notaio Giambattista Grossi di Pietracatella stipulato il tre di quel mese è presente un elenco di vestiti della defunta lasciati per testamento alle sorelle Cecilia e Gianna e consegnate a donna Claudia Adorno, loro madre.

L’elenco molto lungo comprende tra l’altro:

-un abito di tela d’oro et negra

-una robba di raso negro, un’altra di raso bianco

-un gippone di seta negra et oro guarnita d’oro

-una sottana verde di seta guarnita con sette fasce d’oro

-un gippone di seta bianca et negra

-un manto di seta negra guarnita d’oro e margarite

-un paio di maniche di tela d’argento e un altro di tela d’oro arrovagliate     con una tovaglia

-un manto di seta negra con pizzilli et margariti negri

-una sottanella di raso bianco con quattro fasce di racamo bianco

-un gippone bianco di tela d’argento guarnito d’oro

-un corpetto di tela d’argento guarnita d’oro

-un gippone di seta turchina e bianca

-una sottana di raso giallo con passamani d’argento

-una sottana di panno turchino guarnita di velluto turchino

-un gippone di seta negro lavorato

-due mesali bianchi di tela bianca per coprire dette robbe.

Di Silvia si parla anche in altri due atti notarili: uno del notaio Gaetano Giovannelli del 1696 e un altro del notaio Giuseppe De Rienzo del 1704 in cui si fa riferimento ad un lascito della sua stessa rendita di alcuni beni per la celebrazione di messe in suffragio della sua anima.

 

GIOVAN FRANCESCO (3/5/1559 – 6/10/1618)

Ancora giovane cominciò a servire Filippo 11 di Spagna, dando prova di grande valore. Passato in Genova fu creato capitano della Repubblica e Colonello della milizia.

Mentre si trovava in quella città essendo sorti gravi contrasti tra le famiglie aggregate e quelle che avevano dato gli Alberghi, la Repubblica ordinò che i nuovi aggregati potessero riprendere i loro antichi nomi e godere degli stessi privilegi degli altri nobili.

I Signori della famiglia Grimaldi volendo rendere ancora più stretti i legami con i Ceva nella persona di Giovan Francesco, rinnovarono l’aggregazione con un altro patto nel quale nominarono espressamente Giovan Francesco, il padre Cristoforo e il fratello Giovan Antonio. E con pubblico strumento stipulato il 18 gennaio 1589 nel convento di S. Francesco dai notai Nicola Ruggiero e Giacomo Bocca di Ceva, i Marchesi di Ceva riconobbero che i tre discendevano da Gherardo il quale “… nello arbore della famiglia di Ceva si trova registrato il penultimo tra i figliuoli di Oddo, nipote di Nano marchese Ceva”.

Frequentò le principali corti di quel tempo e fu assai stimato da Carlo Emanuele duca di Savoia, da Vincenzo Gonzaga duca di Mantova, da Cesare d’Este duca di Modena e da Francesco e Ferdinando dei Medici granduchi di Toscana, dei quali fu commensale.

Alla morte del padre divenne signore della città di Telese e delle terre di Pietracatella, Solopaca, Magliano e Santacroce delle quali nel 1592 fu presentato il rilevio alla Regia Corte dal fratello Giovan Antonio, da lui nominato suo procuratore, come si legge nei registri dei rilievi della Regia Camera della Sommaria.

Divise quindi i feudi col fratello a cui andarono Telese, Solopaca e Santacroce. Diede anche in prestito all’Università di Pietracatella 2770 ducati in due volte e il 12 febbraio 1597 come da “regio assenso prestato dal vicerè conte di Olivares” (Rossi F. “Campodipietra” Napoli, 1896, pg. 40) e comprò per 21.000 ducati Campodipietra e Matrice vendute all’asta su domanda dei creditori di Ferrante di Capua junior.

Copia legale del regio assenso è contenuta nel Processo della commissione feudale Vol. 244 N. 1654 da fol. 51 a fol. 54.

Da Fabrizio Carafa, principe di Roccella, comprò nel 1606 il feudo di Arpaia per ducati 40.600 (Quinternione N. 445 eprime N. 56 foglio 478 a tergo).

Nel 1606 ottenne dal re Filippo 111 di Spagna il titolo di marchese di Pietracatella.

Prima del matrimonio con Vittoria del Balzo ebbe Orazio, nato il 14 ottobre 1580 ( Vol 1 dei nati pag.58 ), che sposò Ortensia da cui ebbe due figli: Leonora, nata il 3 febbraio 1616 e Paolo Francesco, nato il 2 aprile 1618 (Vol. 11 dei nati pgg. 41, 57). Orazio morì in data incerta prima dell’ottobre 1618.

DA Vittoria del Balzo ebbe i seguenti figli nati tutti a Pietracatella come Orazio (Vol.1 dei nati pgg.133,145,153,161 )

-Francesco Aleramo più conosciuto come Diego Francesco nato il 20 novembre 1596 e morto il 20 agosto 1678

-Maria Giovanna nata il 20 marzo 1599 monaca in S. Francesco

-Costanza Maria nata il 14 gennaio 1601

-Isabella nata il 26 ottobre 1602 monaca.

A questi Livio Serra di Geraca aggiunge:

-Filippo che seguì il mestiere delle armi e servì il re di Spagna col titolo di capitano dei cavalli

-Giovan Battista nato il 20 gennaio 1651 teatino

-Carlo nato nel 1609 e morto il 6 aprile 1651 teatino

-Cristoforo nominato cavaliere gerosolimitano il 25 febbraio 1621

-Tommaso teatino.

Probabilmente egli riprese dal de Angelis che a pg. 13 scrive “… da Vittoria del Balzo ebbe Diego Francesco, Filippo, Giovan Battista, Carlo, Cristoforo, Tommaso”, anche se poi a pg. 127 “… dei quattro figli che ebbe il marchese Giovan Francesco, il primogenito Diego Francesco divenne marchese alla morte del padre.

A tal proposito il Di Vita nell’opera già citata a pg. 68 sostiene che il de Angelis “… nel primo caso confonde i figli di Giovan Francesco con quelli di qualche altro signore della famiglia Grimaldi e, nel secondo caso non tiene conto del premorto primogenito Orazio”. In realtà il de Angelis deve essersi rifatto al Di Confuorto che a pg. 115 elenca i seguenti nomi “D. Diego Francesco, D. Filippo, D. Giambattista, D. Carlo Cristoforo e D. Tommaso”. Come si vede non c’è traccia di Orazio e Carlo Cristoforo, di cui si afferma che morì “fanciullo”, viene considerato un unico individuo.

Giovan Francesco fece costruire tra la fine del XV1 sec. e l’inizio del XV11 il palazzo marchesale sito alla strada Piazza, vicino alla chiesa Arcipretale.